UN TEMA “SCOMODO”

OLTRE LE APPARENZE

Essere donna non è mai stato facile, esserlo nella Sicilia fine ottocento ancora meno. Perché significa vivere un’esistenza già segnata, prestabilita, prima dal padre-padrone, poi dal marito e dalle convenzioni sociali.

La storia di Pina, raccontata in “Minchia di Re” ha inizio in un’isola siciliana agli albori dell’Unità d’Italia. Suo padre non le perdona di non essere nata maschio. La madre è totalmente succube del marito, tragicamente fatalista, come lo sanno essere le donne del Sud.

La ragazza cresce tra giochi con coetanei maschi, lavori faticosi e imposizioni paterne. L’incontro con Sara, una bellissima paesana, le farà scoprire un lato di se stessa sconosciuto e inconfessato. E’ un amore a prima vista, reciproco, sincero ma proibito.

Dopo essere stata prigioniera in casa, per aver rifiutato il matrimonio impostole dal padre, Pina viene liberata grazie alla madre, che convince il marito a far sì che la figlia diventi quel maschio da lui tanto desiderato. Così, con la complicità delle autorità locali e del paese, la ragazza smette i panni da donna e si trasforma in perfetto “masculo”, riuscendo in tal modo non solo a sposare la sua amata ma diventando un vero “signore” dell’isola.

Questa la trama del libro che deve il titolo al nome popolare di un pesce ermafrodito, detto anche “donzella o viola di mare”, che nasce femmina deposita le uova e diventa maschio. L’autore Giacomo Pilati l’ha tratta da una storia vera, diventata quasi leggenda. “Viola di mare” è una storia d’amore impossibile che ha dell’incredibile ma pare sia veramente accaduta a Favignana, un’isola delle Egadi, nella seconda metà dell’ottocento e volta in leggenda dalla vox populi, la trama: una ragazza di 25 anni si finge improvvisamente uomo per sfuggire allo scandalo della sua omosessualità. Accetterà una metamorfosi esteriore e si travestirà da uomo senza mai rinunciare, nell’intimo, alla sua identità di donna. Complice la Chiesa che preferisce credere in una menzogna piuttosto che sconvolgere il quieto vivere della semplice gente del sud e l’amministrazione pubblica, che rilascia i nuovi documenti, la metamorfosi culmina con un bel matrimonio religioso.

Forse è successo davvero, forse è solo una storia nata fra il mare e le palme nane. Forse Angela è esistita e forse è esistito anche Angelo, e forse tutto il paese sapeva che erano la stessa persona. Ma si deve pur vivere e allora meglio dimenticare che c’è stata, in un tempo non troppo lontano, in una piccola isola siciliana, una donna che ha avuto il potere, l’amore la libertà ed il coraggio. Una donna che era anche uomo, o forse nessuna delle due cose e forse era soltanto come una Viola di mare.

Pilati ne fa un romanzo avvincente, vigoroso. A tratti malinconico, mai volgare o banale, trattando lo scottante tema dell’omosessualità femminile con delicatezza e poesia ma senza ipocrisie o storture. Da una labile traccia costruisce un racconto dove si fondono leggende e verità, superstizioni e luoghi comuni, potere atavico e istituzioni compiacenti. Scritto con uno stile schietto, con molti idiomi e modi di dire dialettall, il romanzo si snoda attraverso settant’anni circa di Storia italiana, raccontati in prima persona da Pina/o ma in maniera non cronologicamente lineare, facendo sì che ne risulti un racconto frammentario, lasciando il lettore con un vago senso di incompletezza.

Giacomo Pilati è un affermato giornalista e scrittore siciliano, scrive su importanti quotidiani e riviste nazionali quali

Il Giornale di Sicilia, La Sicilia, Reporter, Il Diario e Avvenimenti, Anna, Bell’Italia.
Per le sue inchieste ha vinto due volte il
Premio nazionale di giornalismo Giuseppe Fava; il cosiddetto Oscar delle televisioni private organizzato da Millecanali, per la sezione cultura; il Premio nazionale dell’Aiop (Associazione Italiana Ospedalità Privata).
Ha fondato e diretto il mensile “Lo Scarabeo”. Ha collaborato ai testi di numerose trasmissioni televisive:
Maurizio Costanzo Show, I Fatti Vostri, Perdonami, Maidiretivù.

La sua bibliografia è ricca e varia. Ha scritto: Le Siciliane, Erice, la montagna incantata, La cucina trapanese e delle isole. La storia, il lavoro, il cibo, (con Alba Allotta), La città dei poveri. Un viaggio alla scoperta di sé tra gli ultimi e gli emarginati, Il pozzo di Giacobbe, Le altre Siciliane, Sicilian Women.

Nel 2009 da Minchia di re è stato tratto il film Viola di mare prodotto da Idf di Maria Grazia Cucinotta e dalla Medusa film, con Valeria Solarino, Isabella Ragonese, Ennio Fantastichini per la regia di Donatella Maiorca. Presentato all’ultimo Festival Internazionale del Film di Roma, è stato accolto con tiepido entusiasmo da critica e pubblico ma non c’è da stupirsi considerando i tempi bui che stiamo attraversando, dove tutto ciò che non è “normale” fa paura.

 

Il tema dell’omosessualità è sempre stato molto dibattuto e osteggiato, particolarmente quella femminile, e sembra quindi impossibile che sia accaduta una storia così fuori dagli schemi, una storia tanto lontana cronologicamente eppure così attuale in cui il tabù del lesbismo è ancora lontano dall’essere infranto. Forse questo libro contribuirà a dare una spallata ai granitici pregiudizi, frutto di ignoranza e paure secolari.

Maria Pia Amico

Pina è una ragazza che abita in un’isola quasi immaginaria della Sicilia post-garibaldina. Sembra destinata ad un’esistenza normale ma la sua vera natura le sconvolgerà la vita. Un romanzo forte, toccante, quello di Giacomo Pilati, “Minchia di Re”, edito dalla Mursia edizioni, costo 13 euro, che affronta un argomento difficile e delicato come quello dell’omosessualità femminile. Da questo libro è stato tratto il film “Viola di Mare”.

 Maria  Pia Amico

COMUNICARE OGGI

 

COMUNICARE OGGII giovani e il loro mondo multiimediale, fatto di internet, email, blog. Questo il filo conduttore del libro di Matteo Predaroli, giovane scrittore genovese, che affronta temi comuni come l’amore, la morte, la fede, attraverso quel grande, magico, a volte inquietante calderone che è il mondo cibernetico.

Claudio è un giovane appena laureato, in cerca di lavoro, che si diletta nel tempo libero al computer, chattando e scrivendo e-mails agli amici. La sua ragazza gli propone di fare un blog, dove può sbizzarrirsi in racconti, riflessioni e spaccati di vita vissuta.

Nasce così Barchedicarta il blog che dà il nome al titolo del libro. Perché questo titolo? Come spiega l’autore le barche di carta, seppur fragili, galleggiano se costruite sapientemente, e paragona il suo blog ad una baia dove ognuno può ormeggiare la sua barchetta, consapevole della sua fugacità.

L’inizio del libro è imperniato su un breve racconto bucolico, protagonisti una lepre e una tartaruga che un giorno decidono di esplorare il mondo, salvo poi costatare che è sempre meglio rimanere nel proprio, perché conosciuto e sicuro.

Procedendo nella lettura si conoscono vari personaggi: gli amici di Claudio, strampalati, casinisti, insoddisfatti della vita; gli amori, tormentati, felici, scoperti; si fanno nuove amicizie; si affronta il tema doloroso della morte (di un amico) e quello profondo della Fede; si discute di problematiche sociali come lo studio, il lavoro, il volontariato.

Ma tra una chat, un’e-mail e un post Claudio e company hanno l’idea di fondare una squadra di calcio, la Calcinacci FC, e di giocare in un torneo dilettantistico che pur con risultati disastrosi, alla fine avranno la loro rivincita.

Il finale del libro riserva al lettore una sorpresa sapientemente preparata dall’autore, che ha condotto le fila del racconto in maniera intelligente e simpatica.

Infatti tutto il volume è scritto nel linguaggio specifico della tecnologia telematica: veloce, spigliato, frammentario come sanno farlo i giovani d’oggi.

Non tragga però in inganno il tono leggero o superficiale che può dare il libro, perché esso offre uno spaccato di vita della società giovanile odierna, dove mostra donne e uomini appena usciti dall’età adolescenziale e non ancora adulti per affrontare i problemi della vita: ancora alle prese con studio, lavoro che manca o saltuario: ancora insicuri, indecisi sul loro futuro, su quello che faranno: ancora con problematiche sentimentali intricate, irrisolte o indefinite. L’autore dimostra di conoscere bene quel mondo e lo fa rivivere e capire in maniera eccellente, attraverso le parole, le riflessioni del protagonista.

Matteo Predaroli sa mischiare molto bene realtà e fantasia, luoghi reali e immaginari. Descrive con mano sicura gli stati d’animo, le impressioni e le riflessioni interiori, profonde del suo personaggio principale. In parte autobiografico, il romanzo è ambientato in Liguria, dove l’autore vive, riconoscibile in certi posti, in certe atmosfere e tramonti inconfondibili.

Predaroli è nato nel 1981, vive e lavora a Genova. Ha partecipato a vari concorsi letterari con poesie e racconti brevi, ottenendo un buon successo di critica e pubblico. Lavora nel campo sociale e si occupa di volontariato nel tempo libero. Barchedicarta è il suo primo romanzo, pubblicato dalla Arduino Sacco Editore, costo 24,90 euro, lo si può trovare presso la libreria Bozzi, in via Cairoli 5, a Genova, oppure si può richiederlo direttamente dal catalogo tramite il sito dell’editore, contribuendo così all’autofinanziamento della casa editrice che non usufruisce di altri introiti pubblici o privati.

Barchedicarta è un libro che ci permette di confrontarci coi giovani, di capirli e capire il loro mondo che a volte appare sfuggente e incomprensibile; ci fa comprendere i loro stati d’animo e le loro paure, tutto attraverso il linguaggio tecnologico multimediale che ormai fa parte della vita quotidiana di ognuno. E’ una full immersion in una generazione che non è più adolescente ma ha paura di diventare adulta.

Maria Pia Amico

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